Post

Visualizzazione dei post da aprile, 2022

𝐏𝐎𝐄𝐒𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐌𝐀𝐑𝐄𝐒𝐀 𝐄𝐋𝐈𝐀

Immagine
  Pubblichiamo oggi la poesia di Maresa Elia, medico e poeta. Le due vocazioni non sono in contrasto fra loro: in questo periodo in cui la professione medica sembra aver abbandonato la sua dimensione umanistica, per rispondere soltanto alla dottrina statale dell’obbedienza, sembra più che mai necessario un nuovo richiamo all’integrazione e alla ricongiunzione fra le istanze del corpo e della psiche. In questo componimento si esprime proprio questa visione olistica, in una dimensione temporale presente in cui le persone per trovare il proprio riscatto, non possono essere trattate come pure manifestazioni somatiche, ma devono ascendere a una dimensione assoluta in cui possano ritrovare le proprie istanze spirituali. In questo senso è fondamentale per l’autrice che il mondo ritrovi la suo origine matrlineara, l’unica che possa garantire la cura dell’altro non come semplice pratica terapeutica, ma come preoccupazione totale del benessere altrui e sollecitudine nello stare vicino e ne

POESIA DI CLAUDIO BUTTURA

Immagine
  Pubblichiamo oggi la poesia di Claudio Buttura, firmatario del nostro manifesto e quanto mai attivo sul fronte dell’impegno contro la narrazione ufficiale della pandemia e contro le restrizioni dovute al greenpass. A questo componimento che registra in maniera intima la prima fase del “deliquio” pandemico, vogliamo aggiungere uno dei suoi ultimi scritti, in moda che si possa qui delineare un percorso tra un prima e un dopo ugualmente drammatico e non risolto. “Da alcuni giorni s’è dato inizio all’apparente smantellamento degli organi di controllo della cosidetta emergenza epidemica. Calato il sipario sulle…gesta del comitato ‘terroristico’ scientifico, si attende ora l’apertura di centri di conferimento e raccolta dell’immondizia televisiva. Quando ciò si verificherà, la società italiana avrà il compito e l’imperativo morale d’impedire i tenativi, prevedibili, di occultare i misfatti e le responsabilità dei gruppi di potere o dei singoli individui che ne fanno parte. Se anche si

POESIA DI DOMENICA GIACO

Immagine
  Ospitiamo oggi la poesia di Domenica Giaco. Il tema del ‘nostos’, fondativo per tutta la poesia occidentale, è qui declinato nell’impossibilità di un’esperienza del ritorno. L’isola o per meglio dire, la penisola, è stata devastata dall’irresponsabilità istituzionale e dalla connivenza del suo popolo e va alla deriva come un relitto. In versi brevi, spezzati, la poeta esprime la sua amarezza, ma nella seconda parte del componimento ci si apre alla speranza di un rinnovamento che per avere efficacia, vista la situazione di devastazione presente, dovrebbe realizzarsi attraverso una vera e propria palingenesi, una seconda creazione. Vogliamo accostare a questi versi quelli celebri di Arthur Rimbaud:” Dentro lo sciabordare aspro delle maree,/L'altro inverno, più sordo di una mente infantile,/Io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi/ Non subirono mai sconquasso più trionfante.”(Il battello ubriaco).

POESIA DI GIUSEPPE COSTANZO

Immagine
Giuseppe Costanzo (il più giovane genealogista araldico europeo, forse mondiale) si cimenta ora con l’arte della versificazione affrontando un tema che molto bene sollevò il filosofo Giorgio Agamben sin dai primi atti della Pandemia, ossia la “divinizzazione” della scienza in tempi, oramai, di materialismo imperante. A tale ambito, quello della ricerca medica sul virus che (sino a poco fa) tutti faceva tremare, era dunque riservato quel diritto d’autorità che – secoli orsono – soltanto poteva spettare alla Teologia, opporsi a questa era infatti rischioso, e chi mostrava un simile coraggio ne affrontava le conseguenze (così, ma in altro modo, i “no-vax”). Va ricordato che, oltre alla difesa dei precetti divini in terra, ogni repressione dei “rivoluzionari di turno” aveva pure carattere conservativo, aveva scopo di preservare il dominio di chi tali precetti imponeva; così la ‘Scienza’ d’oggidì che, dietro al predicato bonum commune , cela Dio solo sa cosa, interessi indicibili di oliga

POESIE DI MARCO ZUCCARO

Immagine
  Fondamentalmente tutto quello che accade in Occidente è la conseguenza di un degrado cognitivo e culturale molto profondo. Abbiamo fatto dei classici una macchietta, di noi stessi degli esseri decerebrati. Per fortuna non tutti, non tutti hanno ceduto. È difficile discendere nel mondo, metter piede sulla strada sapendo che di lì a poco si incontreranno delle ombre indifferenti o, peggio, ostili; epperò questo è il costo della sopportazione, perché più comodo è non pensare, ma pensare criticamente è vitale. Marco Zuccaro

PROSA POETICA DI ELENA NESCI

Immagine
  Pubblichiamo oggi una breve prosa poetica di Elena Nesci. È un componimento giocato sugli elementi primordiali di luce/buio e proietta nel futuro la speranza di una società finalmente risvegliata e illluminata nella propria coscienza. Vorremmo accostarle una poesia epifanica di Mariangela Gualtieri: “Non mi han detto mai niente/per condanna ho ripetuto/tutte le ore due volte tre volte/caricata all’inguine, forata nel midollo/facevo piccoli passi senza direzione./Ma io ho già visto tutta la luce.”(da “Fuoco centrale”, 2003).

OPERE DI MANUEL GROSSO

Immagine
Manuel  Grosso  nella sua ricerca ama spaziare sperimentando i medium più vari    e da circa una quindicina d’anni ha sviluppato una tecnica unica e personale, che ha affinato nel tempo e che ha    denominato “ strappo ”. Il nome rimanda al metodo che veniva utilizzato per la conservazione degli affreschi antichi quando dovevano essere staccati dalla sede originale. L’artista ricerca nel territorio tracce, impronte, texture, passaggi di vite umane e animali, oggetti sepolti e abbandonati, con l’idea di descrivere la superficie terrestre non attraverso una rappresentazione grafica o pittorica, ma “strappandone” direttamente i volumi, i dettagli delle forme con dei calchi realizzati in poliuretano e diversi materiali quali stoffa, legno, cartone. Questo processo innovativo    viene eseguito sia in contesti naturali, quali il sottobosco, la battigia, il greto del fiume, sia in ambienti artificiali, urbani, su porzioni di cemento, asfalto, pavimentazioni, muri. L’artista interviene nello s

TESTO DI ALESSANDRO ROLANDI

Immagine
Nota di Paolo Gera La composizione ha una versificazione, seppure eccedente il metro, che ne certificherebbe l’ascendenza poetica, ma è più affine come contenuto a un racconto distopico il cui nume tutelare potrebbe essere Philip K.Dick. La paranoia dellla sorveglianza assillante, che negli anni di Dick derivava dalla politica maccartista, è in questo brano l’amplificazione della situazione di controllo, in anticipo su qualunque tipo di futuro, voluta dall’attuale capitalismo tecnocratico nella nostra scoietà. L’ibridazione dei linguaggi cercata da Rolandi non porta tanto a una situazione descrittiva, ma a una tensione, a uno slancio in cui l’idea originaria raccoglie come un magnete tutte le scorie metalliche che a quella si agganciano. Il corpo e l’amore si definiscono frontiera ultima di libertà, come nella poesia di Prèvert “I ragazzi che si amano”, ma se là la felice sfrontatezza suscitava invidia e rimproveri, qui ha la forza di mettere in moto in maniera capillare il sistema de

TESTO DI STEFANO DURANTI

Immagine
Pubblichiamo oggi la prosa poetica di Stefano Duranti Poccetti. Il componimento è ricco di riferimenti biblici, riecheggianti certe immagini di Willliam Blake, ma la temporalità e l’assolutezza dell’assunto si ricollegano al nostro desolante presente. Forte è l’invito a non chinare il capo, ma a una ribellione collettiva di fronte ai falsi idoli che ci vengono imposti. A questo brano vogliamo accostare questo pensiero del grande intellettuale americano Noam Chomsky: “ Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”, scriveva Antonio Gramsci nei suoi quaderni dal carcere e io sono d’accordo. Il pessimista deve decidersi: convincersi che non ci sia nessuna speranza, e lasciare che accada il peggio; oppure rendersi conto che qualcosa si può fare per migliorare le cose e agire di conseguenza. In definitiva rimane soltanto la scelta dell’azione perché tutti i problemi, per quanto gravi, possono essere risolti.”( Noam Chomsky, da “Lotta o declino”, 2021)

POESIA DI PAOLO RICCIARDI

Immagine
  V’è una sorta di pianto antico nelle rime di Ricciardi (classe ’99), non certo per un figlio morto ma per un fratello perduto, un compagno di trincea – spostandoci in Ungaretti – che è passato dall’altra parte, per necessità, costrizione, o “servitù volontaria”. Sfortuna vuole, come più volte ci è stato dimostrato, che l’amico “disertore” subito dopo aver cambiato casacca muta anche convinzione, forse per sopravvivenza? Egli, pur di non puntarsi contro il dito, imputa a sua volta il tradimento a colui che poco prima gli combatteva affianco. L’ipocrisia a questo porta… Paolo Pera

POEMETTO DI BRUNO DI PIETRO

Immagine
  Nota Il poemetto "Della stessa sostanza del figlio". Uscito in plaquette nel 2009 ora in "Colpa del mare e altri poemetti" (2018). I nomi-simbolo nel mio lavoro poetico sono uomini e donne di confine. Ippàso (" Colpa del mare ") rompe il patto pitagorico aristocratico di detenzione del sapere e del potere; Liside (" Canto di Liside ") sopravvive all'incendio del ginnasio di Crotone e lascia "il mare indietro" andando in Grecia a far da maestro a Epaminonda; Massimiano (" acque/dotti ") gettato all'alba di una transizione di cui riesce ad immaginare il percorso fa l'inventario delle cose da inventare; Duchamp e la Duse (" Ri-tratti " ancora inedito) come " il merlo mimetico e il diffidente " immersi nella ambiguità anche fisica del Novecento. Francesco Pucci è il mio nuovo travestimento. Anche Francesco Pucci, eretico fiorentino del Cinquecento, è uomo di confine. In un'epoca in cu

LA POESIA DI ANILA HANXHARI

Immagine
Di Anila Hanxhari mi ha sempre sorpreso, colpito positivamente, l’intensità dell’emozione dentro il verso, la forza espressiva che rende il suo testo un oggetto molto materico, felicemente carico e denso. La singolarità della sua voce aveva reso naturale il suo inserimento in un’antologia generazionale come  Nuovissima poesia italiana , accanto alle figure più rilevanti, fino a quella fase (2006), tra i poeti nati negli anni Settanta. La poesia di Anila era caratterizzata, allora, da una sorta di visionarietà, da un accumulo di immagini quasi frenetico, e tale da venire a comporre una realtà testuale molto complessa e per certi aspetti oscura, quanto meno a un primo approccio. Un primo approccio che, proprio per queste ragioni, proprio per la superficie assai variegata ma apparentemente catafratta del testo, induceva a una perlustrazione ulteriore, a un inoltrarsi successivo, graduale, sempre comunque decisamente molto remunerativo. La sorpresa di questo suo nuovo libro nasce in modo e

DIPINTO DI VALERIA ROMSEL

Immagine
  Il Risveglio dell’Innato,  acrilico su tela, 70x100 cm Quando questa creatura nasce, chi la osserva vede un mostro. Solo i volti dell'ego risuonano  nelle maschere delle emozioni  in cui l'osservatore si nasconde,  cieco di fronte al Risveglio dell'Innato. Queste sono le parole con cui Valeria Romsel definisce la sua opera, realizzata fra il maggio 2019 e il settembre 2021.Nel dipinto c'è un essere maligno o forse solo un conglomerato di terrore, composto da cellule dormienti( o morte) che cerca con tutte le forze di stringere fra le proprie mani il vorticoso grigio che ci circonda, che non vuole la liberazione dalle nostre paure, dai pregiudizi, dalla crisi morale. Se il plurale dorme, l'io soggettivo si incattivisce e si sente mostruoso.

POESIA DI FEDERICO RAVIOLO

Immagine
NOTA CRITICA Il poeta Federico Raviolo, con questa cascata d’emozioni (che non potrebbero che stregare se da lui interpretate), ci consegna uno spaccato tipico dei tempi di pieno Green Pass: una voce poetante è lo spettatore del pasto all’addiaccio di operai non “greenpassati”, essa ha poi reminiscenze di situazioni post-apocalittiche – dove l’Uomo è disanimato dalle paure imposte per legge, pari a uno zombie –; in un’immagine conclusiva, invece, prima di ritirarsi nel suo pianto (più vero di quello celeste), essa osserva un “uomo dalla barba che sbianca”, forse un anziano costretto allo “stupro di Stato”? Forse lei stessa che, in breve, sarà costretta ad accondiscendere a questo, invecchiando subitaneamente e perdendo al contempo una parte d’orgoglio e d’amor proprio? Non possiamo dirlo, no, possiamo solo tremare. Paolo Pera